28-04-2017
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Intervista di El Pais a Beppe Grillo

Intervista di El Pais a Beppe Grillo

di Pablo Ordaz

Fino a pochi anni fa, Beppe Grillo (Genova, 1948) era un comico e si occupava dei problemi principali dell’Italia. “Gli spettatori”, spiega nel corso di una lunga conversazione a Milano, “fuori dai miei spettacoli mi dicevano, beh, Beppe, ora cosa facciamo?”. Da questa domanda è nato un programma politico, i cui due punti principali sono il reddito di cittadinanza e l’uscita dall’euro. Grazie a una serie di liste civiche è entrato in comuni e regioni e poi, nel 2013, in Parlamento. Tutto è partito nel 2005 da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, un imprenditore esperto di internet milanese. E oggi il M5s è la seconda forza politica in Italia, e dispone di 11 sindaci, 17 deputati, 91 deputati, 36 senatori e 1.500 consiglieri comunali e regionale. Il M5s è noto per la rinuncia dello stipendio e per aver respinto i 42 milioni di finanziamenti pubblici. Beppe Grillo è noto anche per il rifiuto a compromessi con le altre formazioni politiche.
Tanto che nel 2013, Grillo ha avuto l’opportunità di allearsi con il Partito Democratico (PD) e di far ritirare per sempre Silvio Berlusconi, ma ha scelto di non farlo. “Noi – ha detto Grillo – Non possiamo essere d’accordo con il PD per due ragioni molto semplici. In primo luogo, perché è un partito che da sempre è alleato in un modo o nell’altro con Forza Italia (FI), il cui fondatore, Marcello Dell’Utri, è in carcere per associazione mafiosa e il cui leader, Silvio Berlusconi, è stato espulso dal Senato dopo la sua condanna per frode fiscale. Il PD e FI sono sempre stati partner e hanno fatto tutto il possibile per non cambiare nulla in questo Paese. La seconda ragione è che allearsi con uno o l’altro per ottenere qualcosa è un vecchio concetto della politica. La nostra rivoluzione è di essere onesti nel bel mezzo di un sistema corrotto. Abbiamo fatto dell’Onestà la nostra bandiera. L’Italia sta molto male, e non si rendono conto che senza noi ci sarebbe Alba dorata, forze di destra che stanno crescendo in tutta Europa. Siamo noi che manteniamo la democrazia. Se cadiamo noi, questo paese rischia”.
Beppe Grillo, faccia a faccia, è una persona molto diversa dalla sua immagine mediatica “tronante” . Egli si assume una parte di responsabilità – “forse alcuni si sono spaventati al nostro grido ‘tutti a casa’, o della minaccia che avremmo fatto un processo online per la restituzione del denaro rubato” – ma accusa i media italiani di “disonestà intellettuale” al servizio dei grandi interessi politici e commerciali. I suoi attacchi alle caste hanno ostacolato le sue presente alle televisioni, così ha deciso di rinunciare alla tv e ha utilizzato la Rete per far crescere il proprio movimento, in particolare, il suo blog, il più visitato d’Italia. “Ma – riconosce – forse mi sbagliavo. Internet non è sufficiente per l’invecchiamento della popolazione, siamo il Paese con più anziani al mondo, ed è molto difficile convincere un uomo di 70 anni che da casa, con un clic, può decidere se andare in guerra in Iraq, o vietare il gioco d’azzardo o migliorare il futuro dei propri nipoti. Io non sono riuscito a raggiungere queste persone. Le persone di una certa età non fanno la rivoluzione, guardano in televisione quale candidato piace di più e lo votano”.
Grillo ha anche incontrato alcune incomprensioni interne. 18 deputati e altrettanti senatori sono stati espulsi. Secondo Grillo, il motivo è chiaro: “Abbiamo intrapreso questo progetto facendo entrare anche persone che non conoscevamo e che si sono rivelate deboli e si sono lasciate schiacciare dal sistema. Ma sono felice. Ora siamo più forti”. Sulla possibilità che una parte del suo elettorato quasi 10 milioni di voti, abbia capito il suo rifiuto fermo al compromesso, Beppe si è mostrato ancora più sicuro: “Preferisco essere accusato di essere puro e duro piuttosto che uno che fa accordi segreti con partiti pieni di corruzione. Preferisco perdere voti per non essermi accordato con questi piuttosto che guadagnare voti accordandomi con dei mafiosi”.
Grillo assicura comunque che la sua proposta di lasciare l’euro non è un’utopia: “Utopia sarebbe rimanere nell’euro, abbiamo perso la nostra sovranità monetaria e dobbiamo recuperarla, e dobbiamo garantire un reddito minimo di cittadinanza. Qui stanno facendo politiche per abolire tutti diritti, e per consentire alle multinazionali di comprare il Paese. E questi non creano lavoro. Acquistano le risorse del Paese: acqua, luce, gas… Ci vorranno generazioni prima che si capisca quello che sta accadendo ora”. E, nonostante tutto, il leader del M5S avverte che la cosa più importante in Italia e più rivoluzionaria è l’onestà: “La corruzione è istituzionalizzata. I nuovi mafiosi sono già all’interno del sistema a fare le leggi. E la cosa peggiore è che l’Italia è stata costruita in modo tale che se sei una brava persona vieni espulso dal sistema e sei considerato uno stupido. E’ difficile andare avanti da onesti. Ecco la mia rabbia. Si tratta di una rabbia condivisa con 10 milioni di persone. Quindi non ho alcun dubbio che prima o poi vinceremo”.

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