28-04-2017
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ABC Internacional intervista Beppe Grillo

ABC Internacional intervista Beppe Grillo

Beppe Grillo è come uno se lo immagina: un tipo dallo sguardo vispo, che non smette di gesticolare e che cerca di fare battute ad ogni parola. Dalla sua irruzione in politica nel 2009, questo comico corpulento e capellone di 66 anni è passato dalla ribalta della politica italiana all’anonimato tra le file degli euroscettici di destra nel Parlamento Europeo. Ora insiste per un referendum contro l’euro e promette di tornarsene presto a casa per vivere con la sua famiglia come un padre generoso, ma non prima di aver lanciato quello che considera un esperimento di “iper-democrazia”. “Siamo dentro (al Parlamento) – dice – ma non siamo la causa. I partiti tradizionali non esistono più. Si sono coalizzati contro quello che stiamo facendo perché hanno capito che è giunta la loro fine. Abbiamo contro tutto il sistema. Ma nemmeno noi sappiamo cosa succederà con questo esperimento”.

- In Spagna, per quanto riguarda gli esperimenti, si dice meglio con la gassosa.

- Noi non stiamo sprecando lo champagne. Stiamo diffondendo un pensiero, forse siamo troppo avanti, ma non è sbagliato. Ciò che è evidente è che il sistema attuale non funziona: milioni di persone senza lavoro, il debito che si accumula, dieci milioni di famiglie in stato di povertà. Qual è il piano B all’euro e alle politiche di austerità? L’unico piano B è quello che proponiamo noi: l’autodeterminazione psicologica, recuperare la sovranità psicologica.

- Perché il suo sistema è migliore?

- Tanto per iniziare, a votare non ci va più nessuno. Vota solo il 40% degli elettori e al 60% non interessa chi va al potere. La gente vive giorno per giorno. Nessuno pensa in grande. Abbiamo basato un sistema sulla crescita, quando la crescita non esiste più. Più andiamo avanti, più si allarga il divario tra ricchi e poveri e ciò porterà alla guerra civile, al disastro, al disordine sociale. Il problema maggiore è la distribuzione della ricchezza, e noi proponiamo un reddito di cittadinanza come base per salvare i più deboli. Sono anni che abbiamo a che fare con lo stesso problema che conoscevano già da tempo nel terzo mondo: dato che non possiamo svalutare la moneta, i salari tendono inevitabilmente a scendere e ora toccherà alle pensioni, al deterioramento del sistema sanitario e alla riduzione dello stipendio dei funzionari. E se toccano queste tre cose sarà guerra civile.

- Gli economisti dicono che non si può spendere più di ciò che si ha.

- Chi lo dice? Siamo intrappolati dai criteri del deficit. I Comuni hanno i soldi ma non possono fare investimenti perché lo impongono questi criteri. In realtà stanno facendo di tutto per vendere l’Italia. Gli esperti europei stanno catalogando tutto ciò che abbiamo per levarcelo, capisce? Ospedali, scuole, acqua, luce, gas, si sta vendendo e comprando tutto.

- Chi lo sta comprando?

- Fondi di investimento, banche, multinazionali…

- Ma lo Stato ha bisogno di soldi per finanziare le sue politiche sociali.

- Per questo dobbiamo fare qualcosa. Stanno smantellando il sistema pubblico per privatizzarlo. La comunicazione sta attaccando determinati settori per smantellarli. Come a Roma: dato che devono tagliare il numero di funzionari, prima fanno una campagna denigratoria contro il pubblico, in modo da attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica. E poi applicano i tagli.

- Lei ha molte proposte per guidare il paese, ma non per impedire le diserzioni nel suo movimento

- Noi nasciamo con il principio di restare in Parlamento due legislature e poi a casa! Di ridurre lo stipendio, e ci sono alcuni che si lamentano del fatto che cinque mila euro al mese non sono come i ventimila che desideravano. E allora si inventano che il partito è così, che non c’è più la democrazia, ecc. Ma questi sono problemi personali che io capisco. Per l’amor di Dio! Noi firmiamo un codice comportamentale, quattro o cinque regole, e se le infrangi, allora te ne vai. E la Costituzione dice chiaramente che cosa sono i mandati parlamentari, ma il Parlamento è diventato un mercato delle vacche, è per questo che non abbiamo più democrazia.

- Lei condivide molte idee con Podemos.

- Credo che i nostri rapporti siano danneggiati, dato che probabilmente hanno delle informazioni sbagliate sul mio conto, perché ciò che si dice di me negli altri paesi, in Francia o in Spagna, è totalmente manipolato. Che vengo dall’estrema destra, che sono omofobo, che sono il capo di una struttura di potere piramidale antidemocratica e un sacco di altre cose. Io voglio avere contatti con Podemos, con questo ragazzo, e voglio dimostrargli intanto chi sono e allora vedrà che siamo molto simili.

- Può essere perché, nel Parlamento Europeo, hanno scelto un gruppo schierato decisamente dalla parte del populismo antieuropeo di destra.

- Insieme a questo gruppo abbiamo fatto un’alleanza su alcuni temi , come la democrazia di base, e con Nigel Farage siamo assolutamente d’accordo su questo.

- Ma Nigel Farage, il suo socio, è antieuropeo.

- Sì, e anche noi lo siamo. Siamo contro l’Euro, questo sì. E comunque noi abbiamo il nostro programma e lui il suo. Se non siamo d’accordo su una cosa, non la votiamo. E, in ogni modo, era l’unica opzione che avevamo per formare un gruppo nel Parlamento, non avevamo alternativa.

– E cosa ne pensa di Syriza?

- Di Alexis Tsipras si dice che è un partito di sinistra, ma se vincerà le elezioni non avrà bisogno di un partito di destra. Cosa vogliono? Rinegoziare il debito? Questa è una cosa che abbiamo messo sul tavolo tempo fa e nessuno ci ha fatto minimamente caso. Per questo abbiamo risposto con un referendum per uscire dall’Euro. E questa non è una posizione contro l’Europa, ma per una sovranità monetaria. Tsipras non vuole questo, egli ha già accettato il sistema dell’Europa monetaria. Vuole ridiscutere il debito, cosa che può essere fatta con dieci minuti. O è un ingenuo o non gli importa nulla della Grecia.

- Conosce Mario Draghi?

- No, non ho mai parlato con lui. Ma gli direi che, dal momento in cui siamo entrati nell’Euro, tutti i parametri sono peggiorati. La produzione industriale è calata del 25% in Italia ed è aumentata del 26% in Germania. E’ come se un terzo delle nostre aziende si fosse trasferito in Germania. Cosa fanno Draghi e la Troika? Perché una parte del debito italiano è nelle mani di banche tedesche? Ebbene, prima togliamo i soldi poi lo portiamo alla bancarotta.  Prima ci hanno imposto Mario Monti, che ha cominciato questo processo e poi ci hanno mandato quello, come si chiama? Ah sì! Enrico Letta – nessuno si ricorda di lui. Continuano a dare soldi alle banche. E io gli chiedo: perché non li mettete sul mio conto corrente?

Link all’articolo di “Italia dall’Estero”

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